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Nord America
/ I pescatori di Gloucester
A Gloucester sono ancora tutti italiani.

I pescatori, i ristoranti, le aziende che esportano aragoste a Hong Kong, Taiwan, in Spagna. Ma qui, in fondo, gli italiani ci sono sempre venuti. Gloucester un po’ la conoscevano per la vicinanza con Boston, città di grande migrazione italiana, un po’ per il sale che il porto importava frequentemente da Trapani per alimentare la sua industria di baccalà. Qui i pescatori italiani ci arrivarono dalla fine dell’Ottocento, competendo con l’altra grande comunità, quella portoghese, per il dominio su quella che era una delle attività più redditizie della zona. Una battaglia difficile che vide i pescatori affrontare il crollo del pescato di merluzzo, la fine della pesca al pesce spada, doversi reinventare due, tre, quattro volte in tutto il secolo per poter far sopravvivere compatta una comunità che, nonostante tutte le difficoltà, è rimasta orgogliosamente italiana fino ad oggi.

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Nina "Crocetta" Groppo
Nina "Crocetta" Groppo, membro del direttivo della Gloucester Fishermen’s Wives Association (GFWA)
Salvatore Sciortino
Salvatore Sciortino, italiano di seconda generazione sulla barca dove va a pesca con il padre Francesco Sciortino
Beauport Hotel
Vista dall'alto del Beauport Hotel